Colpa dei campioni


wolveschampions.jpgLe origini della coppa dei campioni ora champions league, al solito, vanno ricercate in Inghilterra, e precisamente al Molineux Ground di Wolverhampton e il timer della macchina del tempo va impostato al 1954, precisamente il 13 dicembre. Un lunedì. Prima però un passo indietro. Di un annetto o poco più.
Wembley, 25 novembre 1953. Mentre i Wolves viaggiano sicuri verso il loro primo titolo nazionale, l’Ungheria affronta l’insidiosa trasferta londinese per l’amichevole contro la Inghilterra. Certo il pubblico tutto si aspettava meno quello che poi accadde in quel nebbioso pomeriggio a nord di Londra. Il 3-6 dei magiari (oltretutto la prima sconfitta interna contro una squadra extrabritannica) fece onde nel mare magno del calcio albionico, gettando l’intero movimento in un profondo stato di prostrazione. Ogni speranza di tremenda vendetta da consumarsi nella gara di ritorno, fissata per il 23 maggio 1954 al Nepstadion di Budapest, fu spazzata via insieme alla squadra coi tre leoni sul petto, che gli ungheresi umiliarono ancora, stavolta per 7-1. Il calcio inglese non era mai sprofondato così in basso.
Sul fronte interno, archiviato il successo in Campionato, i Wolves sfidavano formazioni di rango in una serie di amichevoli in notturna per raggiungere la fama mondiale. A inaugurare l’impianto di illuminazione del Molineux, il 30 settembre 1953, fu chiamata la nazionale sudafricana, poi sconfitta 3-1. Altri avversari furono il Celtic di Glasgow, il Racing Club di Buenos Aires, il First Vienna, il Maccabi di Tel Aviv e lo Spartak Mosca. Tutti battuti (i russi strabattuti: 4-0) tranne i viennesi, che costrinsero i Wolves al pareggio senza reti. Quando fu annunciato che la prossima squadra a tentare di espugnare il Molineux sarebbe stata la grandissima Honvéd, l’attesa, non solo a Wolverhampton e dintorni, ma in tutto il Paese, fu immensa. I Maestri sfidavano i più forti d’Europa.
Per il football d’oltremanica era l’occasione per una piccola rivincita e per recuperare una fetta dell’orgoglio perduto. Ma il compito dei Wolves era proibitivo. Dovevano affrontare una formazione per cinque undicesimi (Bozsik, Lorant, Kocsis, Puskás e Czibor) identica alla squadra che a Budapest, la primavera precedente, aveva impartito all’Inghilterra un’autentica lezione di calcio, nonostante l’assenza dell’infortunato Budai, in campo nel 3-6 di Wembley e adesso al Molineux: e sei. Era anche una chance per Billy Wright di mettere a posto un paio di cosette. Capitano nel club e in nazionale, era stato l’unico dei Wolves presente a Wembley e al Nepstadion e ora doveva vedersela di nuovo con la sua controparte ungherese, il “Colonnello” (in realtà, maggiore) Férenc Puskás.

molineaux.jpg Nella gelida aria dicembrina, in 55.000 osservano i Wolves scendere sul terreno di gioco sfoggiando le nuove casacche satinate, scelte perché risaltassero di più sotto la luce dei riflettori. Nuovi come i colori sociali, passati a inizio stagione dal tradizionale giallo oro a una tonalità più chiara. La Honvéd si presenta in tenuta bianca con due strisce orizzontali rosse sulla maglia. I primi dieci minuti trascorrono in sterili batti e ribatti a centrocampo con le squadre che si affannano per controllare il pallone nel fango, mentre la zona centrale del terreno assomiglia sempre più a un campo arato.
L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, ma lo stadio ammutolisce quando, da una fortunosa punizione di Puskás dal limite, concessa dopo che la palla era rimbalzata su una mano di Flowers, Kocsis mette dentro di testa. Wolves 0, Honvéd 1. Nel giro di un minuto, il centravanti inglese Swinbourne ha l’occasione per pareggiare ma Farago è attento e blocca. Gol mancato-gol subìto, un classico già allora in programmazione al “cinematografo” Molineux: brillante contrattacco ungherese e servizio in camera per Machos, che al 14’ infila il secondo pallone alle spalle di Williams. Sotto due a zero in meno di un quarto d’ora, i Wanderers rifiutano la resa e ricacciano la Honvéd nella sua metà campo, concedendole al più qualche sporadico contropiede. Per due volte Smith, schierato all’ala sinistra al posto dell’infortunato Mullen, ha sui piedi l’occasione per ridurre lo svantaggio. Hancocks, Wilshaw e Swinbourne chiamano più volte in causa Farago, autore di una prestazione di livello mondiale. Ma intanto arriva l’intervallo e i Wolves ancora non hanno fatto breccia nella retroguardia magiara.
Nella pausa, il manager dei Lupi, Stan Cullis, rivolge ai suoi queste memorabili parole: «Siete troppo nervosi. Tornate in campo e giocate come fate sempre». Incitamento che sembra sortire l’effetto sperato, dato che nel giro di quattro minuti i Wolves riducono le distanze. Appena entrato in area, Hancocks viene messo giù da Kovács. L’arbitro concede il penalty fra le proteste degli ungheresi. Il minuscolo numero sette si rialza e dal dischetto calcia secco in gol: 1-2. È il segnale per l’assalto in massa alla porta della Honvéd. Puskás e compagni ormai sono pericolosi solo di rimessa, ma la difesa dei padroni di casa disputa una prova maiuscola. Broadbent regna sulla trequarti, il giovane Flowers e Slater danno grande sostegno a Wright, mentre in terza linea Shorthouse e il sudafricano Stuart, l’unico non inglese dei Wolves, appaiono insuperabili. La gara è di importanza tale da essere trasmessa in diretta per radio e (nel secondo tempo) alla tv, dalla BBC. Mentre i Wolves continuano ad attaccare, i commentatori radiofonici, presi dall’eccitazione, seguitano a chiamare la squadra magiara Ungheria anziché Honvéd. E come il resto del pubblico di casa impazziscono di gioia quando, a quattordici minuti dalla fine, Swinbourne ottiene il meritato pareggio. I Wolves infilano una serie di corner che però non portano a niente. La porta ungherese sembra stregata. Poi il traversone di Wilshaw pesca la testa di Swinbourne e, nell’assordante boato della folla, la palla finisce nel sacco. Un minuto dopo, Smith vola sulla sinistra, supera due difensori e centra per lo stesso Swinbourne che uncina a rete: 3-2.wolves1.jpg

L’indomani, i Wolves campeggiano sui titoli della stampa nazionale. «Adesso i Wolves possono dirsi campioni del mondo» scrive il “Daily Mail”. La cosa non va giù all’inviato de “L’Équipe” Gabriel Hanot che ribatte: «L’idea di un campionato del mondo, o almeno d’Europa, per club, più estesa, più significativa e meno episodica della Mitropa Cup e più originale di un Campionato d’Europa per squadre nazionali, merita di essere lanciata». Il suo giornale prende a cuore l’idea e trova un formidabile alleato in Santiago Bernabéu, gran mogol del Real Madrid. Pochi mesi dopo, la Coppa dei Campioni è realtà.

 

Scritto da Christian Giordano, Sky Sport –
fonte: http://footballpoetssociety.blogspot.com/

I tabellini:

Londra (Wembley), 25 novembre 1953
Inghilterra- Ungheria 3-6
Inghilterra (2-3-5): Merrick – Ramsey, Eckersley – Wright, Johnston, Dickinson – Matthews, Taylor, Mortensen, Sewell, Robb.
Ct: Winterbottom.
Ungheria (2-3-5): Grosics – Buzansky, Lantos – Bozsik, Lorant, Zakarias – Budai, Kocsis, Hidegkuti, Puskás, Czibor.
Ct: Sebes.
Marcatori: Hidegkuti (U) 3, Puskás (U) 2, Bozsik (U), Ramsey (I) su rigore, Mortensen (I), Sewell (I).

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Budapest (Nepstadion), 23 maggio 1954
Ungheria-Inghilterra 7-1
Ungheria (2-3-5): Grosics – Buzansky, Lantos – Bozsik, Lorant, Zakarias – Toth, Kocsis, Hidegkuti, Puskás, Czibor.
Ct: Sebes.
Inghilterra (2-3-5): Merrick – Staniforth, Byrne – Wright, Owen, Dickinson – Finney, Broadis, Harris, Jezzard, Sewell.
Ct: Winterbottom.
Marcatori: Puskás (U) 2, Kocsis (U) 2, Lantos (U), Hidegkuti (U), Toth (U), Broadis (I).

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Wolverhampton (Molineux), 13 dicembre 1954
Wolverhampton Wanderers-Honvéd 3-2
Wolverhampton Wanderers (2-3-5): Williams – Stuart, Shorthouse – Slater, Wright, Flowers – Hancocks, Broadbent, Swinbourne, Wilshaw, Smith.
All.: Cullis.
Honvéd (2-3-5): Farago – Palicsko, Kovaks – Bozsik, Lorant, Banyai – Budai, Kocsis, Machos, Puskás, Czibor.
All.: Marosi.
Arbitro: Griffiths.
Marcatori: Kocsis (H), Machos (H), Hancocks (W) su rigore, Swinbourne (W) 2.
Spettatori: 55.000 circa.

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Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
Christian Cesarini

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