Duncan Edwards: the tank


dunc7.jpgDuncan Edwards nasce a Dudley, nelle Midlands, il 1 ottobre 1936. Nel 1949 Busby, padre padrone dello United, sentì per la prima volta parlare di un “ragazzo uomo” di 13 anni che giocava con i ragazzi di Dudley. Sir Matt diede mandato all’osservatore Joe Armstrong di visionare Edwards. Ad Armstrong bastarono dieci minuti per capire di che pasta era fatto il ragazzo. Appena due anni dopo, il 1 ottobre del 1952, Duncan festeggiò il suo sedicesimo compleanno firmando per i red devils. Brucia ogni tappa: diventa il più giovane calciatore a giocare in prima divisione e, all’età di 18 anni, diventa il più giovane debuttante della nazionale inglese nel dopo guerra, record, quest’ultimo, battuto solo di recente nel maggio 2006.


Subito divenne un punto fermo del Manchester United e dell’Inghilterra, giocando spesso con il numero 6, Duncan era un centrocampista universale, dalle grandi qualità fisiche e tecniche, un giocatore completo che in campo non sembrava avere punti deboli: mentalità vincente, sempre lucido e mai sopra le righe, grande resistenza fisica, gran possesso di palla, un tiro potente con entrambi i piedi, straordinario in elevazione e gran colpitore di testa, ottimo interditore e buon rifinitore. In una parola: il calciatore perfetto. The Tank ( il carro armato ), come era soprannominato dai suoi tifosi, capace di respingere ogni avversario, divenendo ad appena 21 anni il più grande giocatore inglese dell’epoca e uno dei primi in assoluto a guadagnare denaro fuori dall’ambiente calcio, con lucrosi contratti di sponsorizzazione.


Matt Busby, intelligentemente, aveva creato intorno a lui una squadra che dominava in campo nazionale e che si apprestava a prendere il posto del grande Real Madrid nella neonata coppa dei campioni diventando la prima formazione inglese a disputare partite europee. Nel 1957 furono proprio le merengues guidate da Gento e Di Stefano a fermare il cammino dei red devils in semifinale. In procinto di ripetersi in campionato nel quale solo il grande Wolverhampton dell’epoca sapeva tenergli testa, il 6 febbraio 1958 i busby babes raggiunsero di nuovo la semifinale di coppa dei campioni, pareggiando 3 a 3 al marakanà di Belgrado contro la Stella Rossa, sconfitta all’andata con un sofferto 2 a 1. Tutti i giocatori speravano che il sorteggio accoppiasse lo United di nuovo al grande Real, in una sorta di grande rivincita. Quella rivincita non ebbe mai luogo perchè la grande e giovane squadra del futuro di Sir Busby venne spazzata via dal destino: l’aereo che portava Duncan e i suoi compagni a casa si schiantò a Monaco in fase di decollo per le avverse condizioni meteo. Sette dei suoi compagni e altri 15 passeggeri morirono mentre Edwards rimase gravemente ferito.

The Tank aveva i reni compromessi, un polmone perforato, diverse fratture alle costole e la gamba destra spezzata in vari punti. L’enorme resistenza fisica che aveva dato origine a quel soprannome aveva permesso a Duncan di resistere alla morte e di lottarci contro come se quel letto d’ospedale fosse il prato di un campo di calcio. Una lotta contro quel beffardo destino che durò ben 15 giorni. Al suo capezzale la fidanzata Molly Leach, che, supportata dai bollettini medici dei dottori ( che erano stupiti da come Duncan fosse ancora in vita ) sperava, insieme a tutta l’Inghilterra, Dudley e Manchester in primis, di riabbracciarlo definitivamente salvo.
Purtroppo, dopo due settimane di resistenza, le condizioni di Duncan peggiorarono ulteriormente e alle 2:15 di venerdi 21 febbraio, al Rechts der Isar Hospital di Monaco il leader dei busby babes si arrese per sempre. Solo poche ore prima Edwards aveva chiesto al medico, tra lo stupore generale, quante possibilità ci fossero che lui potesse giocare nella partita di campionato della settimana successiva.

Il 26 febbraio, a Dudley, si svolse il suo funerale, al quale partecipò tutta la città, che pianse affranta il suo eroe.
La sua ultima partita sul suolo inglese la disputò al mitico Highbury, disputando una delle sue migliori partite. Lo United vinse 5 a 3 in un match che è entrato nella storia del calcio inglese come uno dei più belli di sempre. Il match programme dell’Arsenal di quel 1 febbraio descriveva Edwards come uno splendido giovane eccezionale giocatore.

Viene da chiedersi: se Edwards era considerato da tutti il più grande giocatore inglese cosa avrebbe potuto scrivere nella storia del calcio un giocatore che, ad appena 21 anni, aveva già vinto due campionati di prima divisione, collezionato 18 presenze e 5 reti in nazionale e ben 171 presenze e 21 reti con la maglia del Manchester United? Con tutti i forse del caso, senza quella tragedia, lo United avrebbe vinto la coppa dei campioni del 58 e probabilmente si sarebbe ripetuto in Europa negli anni successivi. Inoltre, considerato che nell’estate del 1966 Edwards avrebbe avuto appena 29 anni, c’è da pensare che al posto del pur grandissimo Bobby Moore, sarebbe stato proprio lui, in qualità di capitano dei three lions, a sollevare al cielo di Wembley la coppa Rimet.

A Dudley, negli anni, hanno sviluppato un vera e propria venerazione per il loro ragazzo: è stata eretta una statua al centro della città, due vetrate della chiesa di St.Francis raffigurano Duncan con la maglia della nazionale e del Manchester United. Il pub situato a cento metri da dove Edwards nacque ha cambiato nome e ora si chiama The Duncan Edwards pub, infine la sua tomba è ancora oggi oggetto di un incessante pellegrinaggio, specialmente se i red devils giocano da quelle parti nelle Midlands. Nel museo del Manchester United, all’interno dell’Old Trafford, c’è una sala dedicata alla tragedia di Monaco nel quale Edwards è ricordato come un eroe, dove vengono conservati ed esposti alcuni suoi oggetti personali tra cui una copia del famoso telegramma che Duncan spedì da Monaco alla sua padrona di casa specificando il suo ritardo e giunto a destinazione, beffardamente, il giorno dopo la tragedia.

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The Tank è tutt’ora considerato il più grande talento della storia del football inglese.
Molti i commenti autorevoli sul suo conto, due su tutti: quello del suo compagno ora sir, Bobby Charlton, che dichiarò che Duncan fu l’unico, come calciatore, a farlo sentire inferiore e quello di Jimmy Murphy, assistente ed amico di Matt Busby di quell’epoca, che qualche anno dopo la sua morte dichiarò: << Quando ho sentito affermare da Mohammed Alì che era il più grande del mondo mi è venuto da sorridere. Vedete, il più grande di tutti era un footballer inglese chiamato Duncan Edwards. Se ora chiudo gli occhi posso vederlo correre con quei pantaloncini legati in su, affrontare con una determinazione eccezionale ma sempre corretta l’avversario, saltare e colpire magistralmente di testa.

I palloni rubati dai suoi piedi dagli avversari potevano contarsi sulle dita della mano. Era completo, perfetto, era il giocatore dei giocatori. Il più grande? Ce n’era uno soltanto ed era Duncan Edwards…

 

Scritto da Chris C.

Fonti: Libro Manchester United La leggenda dei Busby Babes di Luca Manes – Red11.org – Busbybabes.com – letture personali sui giornali dell’epoca effettuate al museo del Manchester United

foto manchester evening news scattata al museo dell’Old Trafford 

Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
Christian Cesarini

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