Il primo manager


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Il manager, chiamato in maniera più affettuosa dai tifosi anche gaffer, è nel calcio anglosassone una delle figure di maggiora importanza. Da lui, più che dai presidenti (che comunque mettono i soldi) e a volte anche dagli stessi calciatori, dipendono le sorti sportive del club. Decide infatti chi acquistare e chi vendere ma soprattutto è per i supporters britannici il punto di riferimento del club, il faro-guida, nel bene e nel male. Proprio per questo, nella cultura del football britannico, l’arrivo di un nuovo manager in una società è spesso celebrato ( anche se ciò accadeva molto di più in passato) come l’arrivo di un grande calciatore generando a volte incredibili aspettative. Non a caso molte stands di alcuni stadi inglesi sono intitolate a grandi manager del passato, spesso vincenti o decisivi nello sviluppo strutturale del club. Un esempio su tutti la “Brian Clough Stand” (ex Executive Stand) del City Ground di Nottingham, casa del Nottingham Forest, che proprio sotto la sapiente guida di Clough vinse moltissimi trofei tra cui due Coppe Campioni consecutive nel 1979 e nel 1980.
Ma come nasce nella cultura calcistica inglese la figura del manager-guida? Per capirlo dobbiamo tornare agli albori del football, e precisamente nel 1882. In piena epoca vittoriana il football è già il gioco più popolare, regolamentato, seppur ancora in evoluzione, dalla Football Association che si costituì nella celebre riunione di Londra nel 1863. Al tempo è già esistente la competizione ad eliminazione diretta dell’ Fa Cup (giocata per la prima volta nella stagione 1871/72) ma non ancora il campionato andata e ritorno della Football League. Le squadre non hanno ancora lo status del professionismo ma molti clubs pagano regolarmente, (aggirando le rigide regole imposte dalla federazione), i propri giocatori che spesso provengono dal Galles e soprattutto dalla Scozia. Le società, per assicurarsi le prestazioni dei migliori giocatori in circolazione oltre a retribuirli trovano loro anche un lavoro. Uno dei club che maggiormente attua questa politica è un club del nord-ovest dell’Inghilterra, il Preston North End. All’epoca la figura del manager così come la conosciamo oggi non è ancora esistente. I clubs di football vengono gestiti da un gruppo di persone che mettono dei soldi per lo sviluppo dell’attività sportiva, spesso commercianti o industriali, che per dirla con un termine moderno sono i “dirigenti” che formano tecnicamente il comitato del club. Il giorno prima del match si riuniscono e di comune accordo stabiliscono i giocatori da mandare in campo più le sedute di allenamento infra-settimanali. In alcuni rari casi il comitato arriva anche a scegliere un responsabile della squadra al quale però non vengono assegnati poteri decisionali.

Il Preston North End (nella foto) rivoluziona questo sistema, diventando uno dei primissimi club ad affidarsi ad un’unica persona per la gestione della squadra, il cosiddetto manager, anche se in quegli anni di fine XIX secolo non veniva chiamato ancora così ma semplicemente “segretario”. Come segretario del PNE viene scelto l’inglese nativo proprio di Preston William Sudell, che di professione fa il direttore in una fabbrica locale di cotone. Sudell diventa così il primo “manager” della storia del calcio inglese, è lui che decide chi comprare e chi vendere, è lui che gestisce arbitrariamente i soldi del club ed è sempre lui che supervisiona gli allenamenti decidendo poi la formazione da mettere in campo. Tutto ciò senza la minima interferenza decisionale del comitato dirigenziale.

 

Sudell è inoltre il primo che intuisce che i calciatori vanno retribuiti per stimolarli a rendere al meglio, soprattutto per far sì che al Preston, con tale incentivo economico, arrivino i migliori calciatori dell’ intera isola. Sotto la guida del Major (così veniva chiamato da tutti) il Preston North End divenne così uno dei club più forti di tutta l’Inghilterra e quando nel 1885 la Football Association legalizzò i pagamenti ai calciatori il club del Lancashire divenne per tutti la squadra da battere. Nella stagione 1887/88 i Lilywhites realizzarono una incredibile sequenza di vittorie consecutive, ben 42, di cui una clamorosa in Fa Cup contro l’Hyde per 26 a 0. L’unica sconfitta di quella trionfale stagione fu però la partita più importante: l’atto conclusivo della Fa Cup, dove gli uomini del Major, un pò a sorpresa, uscirono sconfitti 2 a 1 dal forte West Bromwich Albion dell’epoca. Ma quando nel settembre del 1888 la neonata Football League prese il via la squadra “inventata” da Sudell divenne la regina incontrastata delle prime due storiche stagioni, la prima delle quali vinta senza neanche perdere un match. E ai due titoli nazionali bisogna aggiungere anche l’Fa Cup 1889, che fece diventare il Preston il primo club della storia a realizzare il “double” (accoppiata campionato-Fa Cup), facendo guadagnare a Sudell e ai giocatori l’immortale appellativo di “Invincibles”.

Il regno di Sudell al Preston finì nel 1894 e purtroppo tra il Major ed il club non fu un addio sereno e consensuale. Sudell infatti durante quella nefasta stagione ( il club si piazzò solo 14°) venne addirittura arrestato per impropriazione indebita di ben £5000 ( un vero tesoro all’epoca), che il grande manager sottrasse alla fabbrica di cotone dove lavorava con lo scopo di utilizzarli nel PNE. Sudell confessò spiegando come quei soldi fossero destinati all’acquisto dei migliori calciatori in circolazione, con lo scopo di riportare così il Preston ai livelli dei primi due anni della Football League. Dopo quella triste vicenda giudiziaria la carriera di Sudell terminò bruscamente e lui emigrò definitivamente in Sud-Africa. Lontano dalla sua amata Inghilterra divenne un apprezzato giornalista sportivo specializzato nel calcio rimanendo nonostante tutto nell’immaginario collettivo di tutti i tifosi del Preston, che ancora oggi, al Deepdale e nei pubs, ricordano le sue trionfali gesta.

 

Chris Cesarini

Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
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