Manchester United – Barcellona 3 – 0 1984


robbodiego.jpgL’andata dei quarti di finale di coppa delle coppe edizione 1984 aveva visto il Manchester United di Ron Atkinson perdere nettamente 2 a 0 sotto i colpi di un Barcellona ispirato e guidato dall’attaccante Juan Carlos Perez Rojo che con un gran gol da fuori area aveva portato i catalani sul rassicurante 2 a 0, imponendo ai red devils una vera e propria impresa nel ritorno. La sera del match di ritorno, il 21 marzo 1984, a Manchester faceva freddo ma non pioveva, il match programme della gara riportava sulla copertina un’immagine beneaugurante (e a posteriori profetica) del capitano Bryan Robson in festa e l’Old Trafford era sold out con ben 58350 presenti, traboccanti di passione e fiducia. Un ruggito, così lo definirono i giocatori di casa dopo la gara, accolse l’entrata in campo dei 22 contendenti, con i due capitani (Robson e Maradona) che si scambiarono gagliardetti e strette di mano a centrocampo sotto lo sguardo attento dell’arbitro.
Il Barcellona indossava una maglia interamente gialla con una bellissima banda laterale mentre lo United la classica maglia rossa (all’epoca con le tre striscie bianche marchiata adidas) con pantaloncini bianchi e calzettoni neri. Gli spagnoli, seppur sotto pressione sin dalle primissime battute, riuscirono a passare indenni i primi venti minuti, quelli che il manager Atkinson aveva indicato alla vigilia come il passaggio cruciale per riaprire la gara e la qualificazione.

La speranza di “Big Ron” tardò ad avverarsi solamente di una manciata di secondi. Al 21° minuto infatti Raymond “Ray” Wilkins (si, proprio quello che appena sei mesi dopo si trasferì con Mark Hateley al Milan di Liedhom), maglia numero otto, guadagnò un calcio d’angolo che lui stesso decise di calciare. Mise in area un pallone (il mitico tango) forte e teso all’altezza del primo palo, che venne allungato nella sua traiettoria dal difensore Hogg che come sempre si sganciava in avanti sui corner, speranzoso quella sera di farsi perdonare la goffa autorete che aveva aperto le danze al Nou Camp. La deviazione spiazzò di fatto i difensori del Barcellona ma non il reattivo Bryan Robson, che come un avvoltoio, in tuffo, trovò lo spiraglio giusto, a due passi dal portiere Urruti: 1 a 0 e match riaperto. Il boato della folla non fece altro che intimorire i già preoccupati spagnoli mentre tutti corsero ad abbracciare il capitano con la maglia numero sette che quasi rifiutò i tanti complimenti dei compagni, facendo capire che il bello era appena cominciato e che bisognava insistere continuando l’assedio senza tregua.
Wilkins, Remi Moses, Arnold Muhren e lo stesso Robson, tutti ispiratissimi, continuarono a macinare gioco in mezzo al campo senza dar respiro ai dirimpettai blaugrana ma, nonostante l’intensità ed il pressing espresso il primo tempo terminò 1 a 0.

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La Stretford End, all’epoca una delle più belle, calorose e rispettate stand di tutta l’Inghilterra, non cessò di incoraggiare i propri beniamini neanche durante l’intervallo intonando uno “United United” che fece tremare le tribune, pronta a guidare la squadra in procinto di attaccare verso di essa.
La ripresa iniziò come era terminata e il Manchester United, accolto da un boato clamoroso al ritorno in campo, raggiunse presto il suo primo obiettivo, ovvero il pareggiare i conti. Al 50° su un disimpegno errato della retroguardia spagnola la palla fu recuperata sulla fascia destra dall’indiavolato Wilkins che mise in area avversaria un pallone rasoterra sul quale si avventò, arrivando in corsa, il mediano di colore Moses, che colpì anticipando sul tempo il difensore Gerardo. Urruti, un pò goffamente, respinse il pallone sul quale però, come nel primo tempo, si avventò ancora una volta Bryan Robson che nel frattempo aveva seguito in sordina ma con attenzione l’evolversi dell’azione. L’Old Trafford tremò di nuovo sotto l’esultanza dei 58mila, e stavolta, a braccia levate e pugni chiusi “Robbo” esultò alla sua maniera dinanzi alla Stretford End impazzita: 2 a 0 e giochi riaperti.


La sfida riprese e dopo appena due minuti, al 52°, mentre sugli spalti ancora si festeggiava, ancora l’indomito Robson, poco avanti la linea mediana, allargò d’esterno sulla fascia sinistra dove, puntuale, stava sopraggiungendo il terzino Albiston. Quest’ultimo, una volta ricevuta la palla, senza indugiare troppo, scodellò di sinistro all’interno dell’area un cross invitante sul quale si avventò, da buon centravanti qual’era, uno dei beniamini della Stretford End, il nord-irlandese Norman Whiteside. Norman, dall’alto del suo 1,87 riuscì ad anticipare due difensori e a colpire indirizzando il pallone, con una perfetta sponda, verso l’appostato Stapleton.
Frank (Stapleton), che quella sera indossava la maglia numero nove, non si fece pregare e scaraventò violentemente il pallone di nuovo nella rete del disorientato Urruti: 3 a 0, rimonta e sorpasso effettuato e spalti in delirio puro, contenuti a fatica dalle recinsioni in ferro tipiche dell’era hooligans anni ottanta.
Il primo ad abbracciare l’irlandese di Dublino, autore della rete-sorpasso, fu proprio Albiston, poi arrivarono l’assist-man Whiteside e via via tutti gli altri, tranne il biondissimo portiere in maglia verde Bailey, che a pugni chiusi esultava solitario poco fuori la sua area di rigore.


Il risultato era stato ribaltato ma a mezz’ora circa dal termine tutto era ancora possibile e il Barcellona, un pò per merito del suo fuoriclasse Maradona, un pò per forza d’inerzia si riversò nervosamente nell’area dello United dalla parte opposta a quella Stretford End, che nel frattempo continuava ad incitare in maniera assordante ed incessantemente i propri eroi. Tra qualche calcio d’angolo da brividi, qualche tentativo solitario di Rojo e dello stesso Maradona e qualche tiro dalla distanza del tedesco Schuster si arrivò all’ultimo giro d’orologio senza che il risultato si fosse modificato, con i red devils in vantaggio di tre reti e pronti ad esultare. L’ultima occasione per i catalani fu l’ennesimo corner, sul quale uno stop errato di Schuster con conseguente rilancio della difesa inglese venne sancita la fine della disputa.
Nel cielo di Manchester riecheggiò fortissimo lo “yeeeesss” dell’intero stadio e mentre i giocatori dello United si abbracciavano tra loro e quelli del Barcellona uscivano dal campo a testa bassa iniziò, nonostante le citate protezioni anti-hooligans, il pacifico pitch invasion dei tifosi dello United, che portarono in trionfo molti dei giocatori. Uno di questi, ovvero Bryan Robson, il grande condottiero della serata, fu l’ultimo dei suoi a rientrare nel tunnel posto all’epoca al centro del campo, letteralmente sommerso dall’abbraccio di centinaia di ragazzi entusiasti che sollevarono “Captain Marvel” sulle proprie spalle portandolo in trionfo per diversi minuti.
Una volta rientrato negli spogliatoi, sconvolto ma felice di tanto affetto, il grande capitano fu accolto da un altro abbraccio, quello del manager Atkinson, che per l’allora cifra record di un milione e mezzo di sterline portò il promettente Bryan allo United nel 1981. Big Ron aveva aspettato il ritorno nello spogliatoio del suo ragazzo, prima di lasciarsi andare ai festeggiamenti e alle interviste di rito, ringraziandolo per il coraggio e per lo spirito vincente trasmesso alla squadra, che quella notte diede vita ad una delle più belle ed emozionanti partite della gloriosa storia europea del Manchester United.

21 MARZO 1984

OLD TRAFFORD  

MANCHESTER UNITED: Bailey, Moran, Albiston, Hogg, Duxbury, Muhren, Robson, Wilkins, Moses, Stapleton, Whiteside (Hughes 72)

BARCELONA: Urruti, Gerardo, Moratella, Julio, Alberto, Victor, Alesanco, Alonso (Clos 57), Schuster, Rojo, Maradona, Marcos

Reti: Robson al 21° e al 50°, Stapleton al 52°

Scritto da Chris Cesarini 

Christian Cesarini

Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
Christian Cesarini

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