Ted Drake e il Chelsea


teddrake.jpgNel 1952 Edward Joseph “Ted” Drake, ex attaccante prolifico dell’Arsenal anni Trenta fu nominato manager del Chelsea. Era uno di quei primi manager “in tuta da ginnastica” che erano soliti stringere la mano ad ogni giocatore prima di ogni partita per augurare loro “il meglio”. Drake intraprese un’opera di modernizzazione del club sia dentro che fuori dal campo. Uno dei suoi primi provvedimenti fu la rimozione del logo storico raffigurante un pensionato di Chelsea dal programma della partita, in modo che il soprannome storico di Pensioners (“pensionati”) non fosse più usato e fosse sostituito da un leone rampante (Lion Rampant Regardant). Da allora i giocatori del Chelsea sarebbero stati conosciuti come i Blues. Drake migliorò le modalità di allenamento introducendo sessioni di esercitazione con il pallone, pratica rara in Inghilterra a quell’epoca. Il settore giovanile e il sistema di reclutamento di talenti introdotto dal suo predecessore furono ulteriormente potenziati, mentre si abbandonò la politica societaria volta all’acquisto di stelle spesso inaffidabili per prediligere, invece, acquisti affidabili di atleti provenienti dalle serie minori. Drake rivolse un appello ai tifosi affinché fossero più partecipi nel sostenere la squadra. I primi due anni non furono promettenti: il Chelsea si classificò al 19° posto, a un solo punto dalla zona retrocessione, e l’anno seguente all’8° posto.

Nel 1954-1955, nel cinquantenario della fondazione, la situazione cambiò. Il Chelsea vinse inaspettatamente la First Division con una squadra nota per la mancanza di stelle, che comprendeva il portiere Charlie “Chic” Thomson, giocatori non professionisti come Derek Saunders e Jim Lewis, l’interno destro Johnny “Jock” McNichol, l’ala Eric “Rabbit” Parsons, l’esterno sinistro Frank Blunstone, il difensore Peter Sillett, il futuro allenatore dell’Inghilterra Ron Greenwood nel ruolo di centrocampista centrale, il centrocampista destro Ken Armstrong, il terzino sinistro Stan Willemse e il veterano John Harris, difensore. Forse l’unico autentico fuoriclasse in squadra era il capitano e capocannoniere (con 21 gol in campionato) Roy Bentley, nazionale inglese. Il Chelsea aveva cominciato la nuova stagione quasi come aveva concluso quella passata, con quattro sconfitte consecutive, tra cui un entusiasmante 5-6 contro il Manchester United. A novembre era già al 12° posto. Da quel momento la compagine di Londra inanellò una serie memorabile di risultati favorevoli, perdendo soltanto tre delle successive venticinque partite e assicurandosi il titolo con una giornata d’anticipo grazie al successo per 3-0 contro lo Sheffield Wednesday il giorno di San Giorgio. Fondamentali per il trionfo finale si rivelarono due vittorie contro la rivale principale nonché seconda classificata, la squadra dei Wolverhampton Wanderers. La prima gara si concluse sul 4-3 per il Chelsea al Molineaux dopo che i londinesi si trovavarono in svantaggio per 2-3 sul finire di partita. Il ritorno allo Stamford Bridge in aprile terminò 1-0 sempre per il Chelsea, in virtù di un gol su calcio di rigore di Sillett concesso per un fallo di mano del capitano dei Wolves Billy Wright, reo di aver “parato” una conclusione da distanza ravvicinata mandando il pallone alto sulla traversa. Il Chelsea raccolse in totale 52 punti (in media 1,71 a partita), che rappresentano ancora oggi una delle quote più basse dal primo dopoguerra per una vincitrice del campionato inglese. Nell’ultima partita della stagione ai Blues, ormai campioni, fu conferita una medaglia d’onore dai Busby Babes del Manchester United di Matt Busby. In quella stagione il club ottenne uno storico quadruplo grazie ai successi della squadra riserve, della squadra A e degli juniores nei rispettivi campionati.

La vittoria nel campionato avrebbe dovuto garantire al Chelsea la partecipazione alla prima Coppa dei Campioni, competizione in programma per l’anno seguente e con la quale i Blues avrebbero dovuto diventare la prima formazione inglese a prendere parte. Il sorteggio del primo turno mise di fronte Chelsea e i campioni di Svezia del Djurgårdens ma i Blues, tuttavia, furono convinti a ritirarsi dal torneo dopo l’intervento della Football League e della F.A., che ritennero prioritarie le competizioni domestiche. Il Chelsea giocò quindi un’amichevole non ufficiale contro i campioni di Scozia dell’Aberdeen, vinta peraltro dagli scozzesi. Come ricompensa il Chelsea offrì all’Aberdeen un piatto con l’emblema del club.

La squadra non fu capace di costruire nuove vittorie sul suo successo del 1955. Nella stagione 1955-1956 finì sedicesima. Negli anni seguenti la formazione, la cui età media si stava alzando, ottenne una serie di modesti piazzamenti a metà della graduatoria. L’unica nota positiva di questo periodo fu l’emergere di Jimmy Greaves, prolifico goleador, storicamente uno dei migliori prodotti del settore giovanile del Chelsea e autore di 122 gol in quattro campionati. Insieme con Greaves emersero altri giovani di valore, noti informalmente come Drake’s Duckings (“Gli Anatroccoli di Drake”) e la cui inesperienza fu, tuttavia, fonte di prestazioni poco continue. Uno dei punti più bassi toccati dal club in questi anni fu l’eliminazione al terzo turno di FA Cup contro una squadra di Fourth Division (quarta serie), il Crewe Alexandra, nel gennaio 1961. Dopo che Greaves fu ceduto al Milan nel giugno seguente, le conseguenze furono evidenti: senza i gol del suo centravanti la squadra crollò. Drake fu esonerato a settembre dopo una sconfitta per 4-0 contro il Blackpool, con il Chelsea ultimo in classifica. Fu rimpiazzato dal trentatreenne allenatore-giocatore Tommy Docherty.

 

Tratto dalla pagina web Storia_del_Chelsea_F.C.”

Christian Cesarini

Grande esperto di Calcio Inglese e autore di due Best Seller: English Football Days e Swinging Football
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